Ma le memorie di traduzione... di chi sono? - Part 1

L’impiego dei programmi di traduzione assistita (CAT) è ormai ampiamente diffuso. Lo strumento centrale sono senza dubbio le memorie di traduzione o TM. Memorie che, col tempo, possono assumere un valore molto importante. Quindi la domanda sorge spontanea: di chi sono le TM? Del cliente che ha ordinato la traduzione o del traduttore che l’ha eseguita?

Sarò sincera: non mi sono mai posta il quesito. Questo per il semplice fatto che, a mio avviso, la traduzione di un testo rappresenta un «prodotto» per il quale il cliente paga. A pagamento effettuato, quindi, ne diventa il proprietario a tutti gli effetti e può farne ciò che vuole. Detto questo, ho sempre visto la TM come una semplice «copia» del testo originale e della traduzione. Una copia che il cliente, volendo e disponendo di un programma di traduzione assistita (o anche solo servendosi dei CAT gratuiti online), potrebbe creare da sé in qualsiasi momento. E poi esportare la TM a lavoro ultimato mi costa al massimo un paio di minuti, quindi oserei dire che fin qui il mio ragionamento non fa una piega. Allora perché è così difficile trovare una risposta precisa e soprattutto condivisa a questa domanda?

Un argomento intricato

Dopo aver consultato una miriade di siti, riviste specialistiche e condizioni generali di fornitura ho dovuto constatare che il mio ragionamento non è poi così scontato. Infatti il caso si complica quando tra il cliente e il traduttore c’è un’impresa di servizi linguistici, quando in ballo ci sono TM composte da testi originali e traduzioni ormai non più reperibili o ricostruibili, oppure quando si parla di memorie di traduzione di dimensioni stratosferiche accumulate nel corso di anni e anni di lavoro. Lo dimostra anche il fatto che, recentemente, le TM sono state oggetto di un contenzioso giudiziario in Germania il cui esito avrà sorpreso non pochi operatori del settore (tra i quali anche la sottoscritta). E poi di cosa stiamo parlando esattamente? Di proprietà intellettuale? Diritto d’autore? O forse della legge sulla tutela delle banche dati? Insomma, è evidente che ci troviamo di fronte a un argomento intricato e affrontato in modo tutt’altro che esauriente, anche dal punto di vista legale.

Questione di punti di vista?

Mettiamoci nei panni delle singole parti coinvolte in un progetto di traduzione (come per esempio il cliente, l’impresa di servizi linguistici e il traduttore freelance) e diamo un'occhiata alle loro possibili argomentazioni:

1. Il cliente

Come citato sopra, il cliente richiede un servizio per il quale paga un corrispettivo. Se a pagamento effettuato la traduzione è di sua proprietà, automaticamente lo saranno anche le TM contenenti il suo testo di origine e la sua traduzione. Come sostiene un «insider» anonimo: «Sie [si rivolge al cliente] haben für jedes Wort Ihres TM bezahlt und es gehört Ihnen. Es sollte an Sie geliefert werden [...], so können Sie es, wenn Sie es wünschen, bei anderen Anbietern verwenden. Da draussen gibt es eine Handvoll von unehrlichen Übersetzungsdienstleister, die an Ihrem TM „hängen” werden und sich weigern, es Ihnen zu liefern. Sie denken offensichtlich, dass Sie für immer an sie gebunden sind, wenn Sie Ihr Eigentum nicht mitnehmen können.» Di conseguenza le TM sarebbero di esclusiva proprietà del cliente e il traduttore che non le consegna è da considerarsi un disonesto in cui unico scopo sarebbe quello di tenere legato a sé il cliente. Infatti per un cliente consolidato diventa difficile cambiare il fornitore di servizi linguistici senza le sue TM accumulate nel corso della collaborazione, perché questo equivarrebbe a sacrificare i «frutti» del suo investimento e a rifare tutto daccapo in termini di qualità e affidabilità dei testi.

2. L’impresa di servizi linguistici

Nel caso delle imprese di servizi linguistici la creazione e la gestione delle TM possono considerarsi un’operazione quotidiana che fa parte di ogni singolo progetto di traduzione. Ovviamente anche in questo caso si parla di denaro. Con l’acquisto di uno o più CAT l’impresa ha effettuato un investimento importante atto ad aumentare la produttività, a garantire una qualità elevata del servizio e a facilitare la collaborazione con i traduttori esterni. Si parla di investimento anche quando le imprese offrono ai loro freelance la licenza CAT a un prezzo ridotto o perfino gratis. E naturalmente quando si impiegano tempo e risorse per l’allineamento dei testi, l’organizzazione, la strutturazione e il mantenimento delle TM. Non vanno sottovalutati neanche i processi operativi dell’impresa. Affidare gli incarichi di un determinato cliente sempre allo stesso freelance è impossibile, ecco perché le TM risultano uno strumento particolarmente utile per garantire che il freelance di turno svolga l’incarico correttamente. Ciò non toglie che a lavoro ultimato la traduzione «grezza» del freelance vada comunque rivista ed eventualmente corretta o modificata da un altro traduttore. A finalizzare la traduzione ci pensa l’impresa di servizi linguistici, che successivamente si occupa anche di aggiornare le TM. In altre parole: è l’impresa che si assume la piena responsabilità del servizio e che ci mette la faccia, non il freelance. E il cliente paga per la traduzione, che il lavoro sia stato svolto con o senza l’aiuto delle TM è un aspetto del tutto secondario. Quindi, tenendo conto degli investimenti, di tutte le fasi del processo di traduzione e di finalizzazione della stessa nonché del ruolo in questo caso piuttosto marginale del traduttore freelance, sarebbe lecito sostenere che le TM appartengano all’impresa di servizi linguistici.

3. Il traduttore freelance

Anche il traduttore freelance solitamente fa uso di uno o più CAT. Quindi anche il freelance ha effettuato un investimento importante per migliorare la produttività e la qualità del suo servizio. E non è tutto: al giorno d’oggi l’impiego di CAT è uno dei primi presupposti per poter collaborare con le imprese di servizi linguistici. Come dire: no CAT, no work. E anche il freelance segue un processo ben preciso nello svolgimento del suo lavoro, un processo che spesso comprende attività non remunerate dal cliente, ma che nella maggior parte dei casi vanno a beneficio (diretto o indiretto) dello stesso. Infatti il traduttore è pagato unicamente per la traduzione, non per la creazione e la gestione delle TM, che in questo caso sarebbero da considerarsi un mero «sottoprodotto» di un determinato progetto. Oppure, volendo, un servizio extra a pagamento. Di conseguenza, se il traduttore in quanto libero professionista decide di creare, strutturare e mantenere una TM, lo fa per se stesso e per ottimizzare il suo servizio. Come accennato nel caso dell’impresa di servizi linguistici, si tratta di un’operazione piuttosto impegnativa che il freelance di solito sbriga nel suo tempo «libero». Inoltre, le TM generate dal CAT contengono la sua traduzione, avrebbe pertanto tutto il diritto di disporne come meglio crede e dunque anche di rifiutarne l’invio al cliente o all’impresa da cui è partito l’incarico.

Chi ha ragione?

La risposta è più sobria di quanto si possa pensare: tutti e nessuno. In altre parole, se sui diritti relativi alle TM non esiste alcuna clausola contrattuale, a decidere sarà un tribunale a seconda del caso. I motivi di questa affermazione così «spoetizzante» per chi si aspettava una risposta concreta sono da ricercarsi in vari aspetti tutt’altro che lampanti, come si vedrà nella seconda parte dell’articolo. Il consiglio per tutti gli interessati è pertanto quello di rivedere e aggiornare al più presto i contratti di collaborazione, le condizioni generali di fornitura e anche gli accordi meno formali.

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Patrizia Napoli 

Fachübersetzerin MA · Traduttrice specializzata MA

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